9 NOVEMBRE 1989

9 NOVEMBRE 1989

NOTTE STORICA

“ … Era la notte del 9 novembre 1989. Il luogo: Checkpoint Charlie, il famoso passaggio di confine nel cuore della Berlino della Guerra fredda. Il Muro incombeva, tetro e minaccioso. Nel crudo bagliore giallastro delle luci ad alta intensità, fra filo spinato e trappole per carri armati, migliaia di tedeschi dell’Est stavano a faccia a faccia con un sottile cordone di Volkspolizei, l’onnipresente polizia di Stato. Nel settore occidentale, la gente si andava radunando a tutti posti di controllo, confusa ma euforica, e sempre più spesso si rivolgeva alle guardie che solo pochi momenti prima avevano ispirato timore. «Sofort» gridava. E «Aprite!» …

MOMENTI DI TENSIONE

… Incoraggiati dal numero, i dimostranti si spinsero fino a pochi metri dagli sbarramenti, discutendo e addirittura schernendo le guardie che, imbarazzate, giocherellavano con le armi. Nessuno sapeva cosa fare. La crisi si era materializzata dal nulla. Era una situazione pericolosa, perché la polizia non aveva altri ordini che quello di usare la forza per impedire ai tedeschi dell’Est di fuggire verso Ovest. La folla conservava un certo buon umore, ma se lo stato d’animo fosse mutato, o se avesse cercato di travolgere le barriere? La polizia avrebbe sparato? …

CHECKPOINT CHARLIE ANNI OTTANTA
9 NOVEMBRE 1989: ASSEMBRAMENTI

… Avevano cominciato a radunarsi poco dopo le diciannove, quattro ore prima. Arrivavano esitanti, raccogliendosi in capannelli a una certa distanza dalla polizia, formulando timide domande ed esibendo i documenti di identità. Ma con il crescere del numero —prima dozzine, poi centinaia e infine migliaia — si fecero più audaci. Alle ventidue erano ormai a pochi passi dalle guardie che li fronteggiavano. E continuavano ancora ad arrivare, convergendo su Checkpoint da tre strade, come affluenti contro una diga. La moltitudine delle loro voci si fondeva in una sola. «Aprite! Aprite!»
Oltre la polizia e i suoi cani, oltre la torretta di guardia e il reticolato della famigerata striscia della morte dall’altra parte del Muro, giunse la risposta di una folla altrettanto turbolenta di tedeschi occidentali. «Venite! Venite!» …

TIMORI E INCERTEZZE

I riflettori delle emittenti televisive si accesero improvvisamente sul lato occidentale illuminando i contorni del Muro e le guardie, intensificando il carattere quasi soprannaturale della scena. All’interno della postazione chiusa dai vetri, il comandante delle guardie di frontiera della Germania dell’Est —un uomo corpulento con il volto squadrato, capelli neri e ispidi come il pelo di un dobermann —era attaccato al telefono. Da ore sollecitava invano istruzioni ed era palesemente confuso. Di certo era spaventato: la folla si era radunata tanto rapidamente, non aveva mai visto niente del genere prima, e ora i dimostranti erano così vicini alle barriere che nel freddo della sera il loro alito si mescolava a quello dei suoi uomini, sempre più ansiosi. …

IL SILENZIO ISTITUZIONALE

Chiamate frenetiche partivano dai posti di controllo lungo tutto il Muro, dirette al ministero degli Interni. Inutilmente. Funzionari di grado elevato cercavano di mettersi in contatto con i membri del Politburo, ma i leader del regime sembravano scomparsi. Ancora una volta il comandante mise giù il telefono. Per un momento restò immobile. Nessuno aveva risposte; i suoi colleghi erano frastornati quanto lui. Forse gli era appena stato comunicato che a nord il checkpoint di Bornholmer Straße, assediato da 20mila persone, pochi momenti prima aveva rimosso le barriere. Forse arrivò da solo a una decisione. Forse era semplicemente stufo. …

BORNHOLMER STRASSE 
9 NOVEMBRE 1989
9 NOVEMBRE 1989: VIA LIBERA

… A ogni modo, alle 23:17 in punto, si strinse nelle spalle, come a dire: «Perché no?»
«
Alles auf!» gridò. «Aprite!» e le sbarre si alzarono.
Un ruggito si levò dalla folla che si precipitò in avanti. Di colpo, il Muro non esisteva più. «
Die Mauer ist weg» gridava la gente, saltandoci sopra davanti per farsi riprendere dalle telecamere. «Il Muro non c’è più!» … ”

L’ANNO CHE CAMBIÒ IL MONDO di Michael Meyer (il Saggiatore 2009)

La caduta del Muro segnò la fine di pericolose tensioni durate oltre mezzo secolo. Questo evento ridisegnò radicalmente l’assetto geopolitico mondiale. Per decenni, il capitalismo occidentale e il comunismo di matrice sovietica si erano sfidati, ciascuno proponendosi come modello ideale di una società efficiente, equa e democratica. Tuttavia, il vento della Perestrojka fece vacillare e infine crollare quasi tutti i regimi del blocco orientale. L’Unione Sovietica, guidata dal riformista Gorbačëv, fu costretta ad allentare la propria egemonia persino sulla DDR, da sempre considerata il fiore all’occhiello di un sistema presentato come infallibile.

Di fronte a questi eventi, gli Stati Uniti e l’intero Occidente si proclamarono vittoriosi nella lunga e tormentata Guerra Fredda. Ma fu davvero il loro trionfo? Michael Meyer, nel suo saggio, offre un’esaustiva e dettagliata ricostruzione storica, invitando il lettore a riflettere criticamente su questa interpretazione e a cercare una risposta più sfumata e complessa.

SVOLTE

“ … La Prima guerra mondiale si era conclusa con la cerimoniosa firma di un armistizio a bordo di un vagone ferroviario in una foresta nei pressi di Compiègne. Era seguita l’imponente ripartizione degli imperi tedesco e austroungarico con il trattato di Versailles del 1919, un’autentica riscrittura della mappa mondiale. La Seconda guerra mondiale era terminata nel 1945 con rese formali presso il quartier generale degli alleati in Belgio e a bordo della nave da guerra Missouri, nella Baia di Tokyo, firmata dai portavoce di un imperatore sconfitto in smoking e cilindro, fiancheggiati dai vittoriosi. …

9 NOVEMBRE 1989: IL CROLLO DELLA CORTINA DI FERRO

Per contrasto, la Guerra fredda ebbe fine con un grido di entusiasmo spontaneo o, più precisamente, con una festa per le strade. Gente normale con sete di cambiamento assunse il controllo della situazione. Furono loro a demolire il Muro, non eserciti o statisti di portata mondiali. E poi ci ballarono sopra. … ”

35 anni

Sono trascorsi tre decenni e mezzo da quella sera del 9 novembre 1989. Quest’anno, infatti, si celebra il 35° anniversario della caduta del Muro, l’evento che ha posto fine alla lunga Guerra Fredda, ridisegnando la geografia dell’Europa e, soprattutto, gli equilibri geopolitici mondiali. Milioni di individui hanno ottenuto o ritrovato la libertà di movimento e di espressione; tuttavia, le cicatrici di quella divisione restano visibili nel tessuto urbano di Berlino e nella memoria collettiva dei suoi cittadini. Nonostante i progressi, le disparità economiche e sociali tra Est e Ovest permangono, e la capitale riunificata sembra essersi allontanata dall’immagine di metropoli inclusiva, “povera ma sexy” che aveva acquisito negli anni Novanta. Il mercato immobiliare è saturo, insufficiente a soddisfare la domanda, e il costo della vita si sta rapidamente allineando a quello delle altre principali capitali europee.

Questo anniversario vedrà, naturalmente, diversi eventi commemorativi, che assumono particolare rilevanza in questo periodo storico, carico di tensioni globali e con rigurgiti ideologici inquietanti. La ricorrenza diventa quindi un’occasione per ricordare il coraggio e l’intraprendenza di chi ha abbattuto quel Muro e per riaffermare l’importanza di un dialogo aperto e costruttivo, fondamentale per affrontare le sfide attuali.

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